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BASILICATA DA SCOPRIRE: MONTE SIRINO E CANESTRATO DI MOLTERNO

//BASILICATA DA SCOPRIRE: MONTE SIRINO E CANESTRATO DI MOLTERNO

La Basilicata è una regione tutta da scoprire: è ricca di monti a ridosso del mare e laghi incastonati in paesaggi magici e quasi da favola.

E’ il caso del Massiccio del Sirino, situato nei comuni di Lauria e Lagonegro, affacciato sul quella parte di Tirreno che condividiamo con Campania e Calabria.

Il territorio è ricchissimo di acque e tra queste annoveriamo il Lago Laudemio, posto a 1.525 m , che vanta il primato di essere il più meridionale tra quelli di origine glaciale. Lo si raggiunge percorrendo in direzione nord 3,5 km da Lagonegro verso Moliterno.

Immerso in una fitta faggeta che salendo si dirada in cespugli e a causa della forte pendenza e dei venti che nella zona soffiano impetuosi.

La località è molto frequentata soprattutto in inverno, per la presenza di impianti sciistici attrezzati, anche per il fondo. Così come molti e vari sono i sentieri per il trekking e gli sport all’aria aperta.
L’area protetta è caratteristica anche per la presenza di alcuni vegetali come la “Vicia sirinicae” e “l’Astragalus sirinicus”, due erbe presenti solo in questa zona del Monte Sirino.
Nelle immediate vicinanze del lago si può ammirare un’opera scultorea dedicata “al montanaro”.

La zona è il punto di partenza che porta alle stazioni sciistiche del Monte Sirino.

Molti sono i punti dove poter gustare prelibati piatti tipici gastronomici grazie alle numerose aziende agrituristiche e ristoranti presenti in zona. Il relax è garantito soprattutto per il confort che viene offerto dagli alberghi di ottima qualità. La maggior parte della zona è ricoperta da una ricca vegetazione boschiva.

Sulla strada per raggiungere il Massiccio e i meravigliosi laghi che lo “abitano”, come anticipato, troviamo Moliterno, noto per la produzione e stagionatura del formaggio canestrato che oggi vanta l’indicazione I.G.P.

Il nome deriva dal fatto che la cagliata viene pressata a mano all’interno di canestri di giunco.

Si utilizza latte di pecore e capre allevate in pascoli bradi. È possibile aggiungere anche una parte di latte vaccino (razza podolica).

Quando ancora si praticava la transumanza vi erano due tipi di formaggio: durante l’estate i greggi stazionavano sui pascoli vicini al mare e il formaggio era più grasso; durante l’inverno i pascoli erano quelli montani e il latte era meno grasso ma più aromatico. Lo stesso prodotto aveva quindi diverse varianti, ciascuna mai identica alla precedente, e questo garantiva l’autenticità e artigianalità del pecorino che oggi è conosciuto e apprezzato ben oltre i confini regionali.

 

 

By |2018-03-02T10:01:38+00:0002/03/2018|Scoprire la Basilicata|0 Comments

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